EDITORIALE L'ARCO DI GIANO n° 58 - 2008

           
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Arco di Giano



Federalismo in sanità: opportunità o salto nel buio?


N° 58 - inverno 2008



Un sorriso in aula. Mancherà alla sua famiglia; mancherà anche ai suoi allievi, colleghi, amici. Non posso pensare che a Cetona, a fine aprile, Massimo Baldini ci mancherà, per sempre. Dedico queste mie poche commosse righe a ricordo di uno dei nostri più attivi membri del comitato scientifico della Rivista. Nel suo ruolo di Direttore del Master in scienze turistiche il professor Baldini divenne noto a tutto il Dipartimento turismo del Campidoglio. Ad ogni fine anno accademico, l’occasione della consegna dei diplomi e delle borse di studio, si trasformava in una vera festa. Le battute ironiche, la bonomia con gli studenti, la celia con i funzionari comunali, della LUISS e di Federturismo rendeva l’incontro un evento da non perdere. Accettò di partecipare con la sua Facoltà ad una “Notte Bianca” di Roma. Fu dedicata, la notte, a lezioni, rappresentazioni ed esperimenti nel campo della moda, dell’ estetica, dell’etica dei modi di rappresentarsi col trucco, con le diete, ecc. Memorabile: invece che poche ore, abbiamo trascorso senza accorgecene l’intera notte! Colleghi e studenti erano unanimi nel descriverne umanità, competenza, disponibilità. Vorrei augurare a Massimo che qualche suo allievo si permetta di superare il maestro, perchè in una qualsiasi università si mantenga il suo modo di essere professore! Partecipò ad una missione del Campidoglio in Delaware per siglare un protocollo con l’ università di quello Stato per organizzare scambio di studenti e docenti del master turistico. Scoprimmo che non era possibile organizzare impegno con la sua presenza perché ci confessò che era abituato “ad andare a letto con le galline”. Si svegliava prestissimo e cominciava a lavorare accanitamente. Ci accompagna col rimpianto un ricordo solare.

Mariapia Garavaglia

In questo numero dell’Arco di Giano viene affrontato un tema che appare nel nostro Paese ormai centrale ed ineludibile, ma che presenta ancora molti lati oscuri, sicuramente non adeguatamente ponderati e tali da giustificare non poche preoccupazioni in coloro che guardano all’articolo 32 della nostra Costituzione, quello per cui in Italia “la tutela della salute è un diritto dei cittadini ed è interesse della collettività”, come un caposaldo da cui non è possibile prescindere.
Dopo un inquadramento etico, storico e politico del Servizio Sanitario Nazionale di Mariapia Garavaglia, Laura Murianni ed un gruppo di ricercatori dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, Eugenio Anessi Pessina, Augusto Panà ed Armando Muzzi analizzano una vasta gamma di aspetti e problematiche, delineando l’immagine di un Paese complesso, alle prese con difficili problemi di transizione demografica, epidemiologica, culturale, economica e sociale, comunque attivo e vitale nel cercare di affrontarli, anche se caratterizzato da una notevole e, in certi casi crescente, eterogeneità nella razionalità e scientificità delle soluzioni proposte.
Se da un lato abbiamo infatti regioni (e sono fortunatamente la maggior parte) che riescono, anche se con fatica ed impegno notevoli, a garantire servizi sanitari adeguati in un contesto di compatibilità finanziaria e di discreta soddisfazione dei cittadini, dall’altro abbiamo realtà regionali in cui si cominciano a delineare quadri estremamente problematici, ai limiti della catastrofe economica e sociale, soprattutto per le fasce di popolazione più svantaggiate per reddito e per condizioni di salute.
Sotto questo punto di vista appaiono impressionanti i dati sulle condizioni delle famiglie del Centro-Sud con una persona disabile in famiglia, per cui la carenza e, in qualche caso, la totale mancanza di supporti istituzionali determina situazioni di difficoltà a volte insopportabili o quelli di regioni come il Lazio, in cui la mancanza di razionali scelte programmatorie, organizzative e gestionali ha, nel corso degli anni, determinato scenari finanziari terribili e di difficile ricomposizione.
Inquietante appare anche il ritardo con cui il nostro Paese ha affrontato il tema delle cure palliative, con la consueta differente tempistica nelle diverse regioni ad acquisire ed utilizzare i fondi che pure il Ministero della Salute ha ultimamente stanziato per garantire una fine adeguata a decine di migliaia di cittadini nella fase conclusiva della loro vita, e che speriamo possa essere recuperato nei tempi più stretti possibili.
La seconda parte del dossier è dedicata all’analisi comparata con i sistemi istituzionali e sanitari di due grandi Paesi, il Regno Unito e la Germania.
Per quanto attiene il primo John Wilkinson sottolinea che il Regno Unito presenta un quadro molto diversificato per quanto riguarda il sistema e l’assistenza sanitaria, ma nel Paese più esteso, l’Inghilterra, esiste tuttavia un modello altamente centralizzato di assistenza sanitaria che non viene posto in discussione. Nella dettagliata ed interessantissima analisi di Kai Michelsen ed Helmut Brand vengono invece affrontati tutti i temi, storici, politici, organizzativi, finanziari e di sanità pubblica che hanno caratterizzato l’evoluzione della Repubblica Federale Tedesca prima, e della Germania riunificata poi, sottolineando una serie di “falsi miti risolutori” che una certa propaganda politica attribuisce taumaturgicamente al federalismo nell’affrontare i problemi complessi della società contemporanea, e questo in un contesto in cui, come sottolinea un editoriale del 2008 del Financial Times, “mentre il sistema politico italiano non si è più ripreso dopo l’implosione degli anni ’90, la Germania è diventata una nazione matura e sicura di sé”.
In sostanza, il quadro che emerge del nostro Paese è caratterizzato da molti aspetti positivi, con una dinamica che vede tutte le regioni italiane finalmente attive nel cercare di migliorare i propri servizi, ma con alcune di queste ancora in notevole ritardo nell’adozione di misure rigorose e razionali per dare risposte adeguate ai complessi problemi che le coinvolgono ma, al momento, prive di un sicuro punto di riferimento centrale per essere supportate in questo necessario sforzo di miglioramento. Il panorama della sanità italiana appare così in progressiva divaricazione con pochi elementi che testimoniano possibili percorsi di avvicinamento di comportamenti e risultati, soprattutto guardando a spesa sanitaria, avanzi e disavanzi, modalità di allocazione delle risorse, equilibri/squilibri economici delle aziende nelle varie regioni. Se alcune differenze seguono un chiaro gradiente Nord-Sud (come la spesa sanitaria rispetto al PIL, col valore massimo registrato in Campania - dati 2004 - pari al 9,89% più che doppio del valore minimo registrato in Lombardia, pari a 4,46%), per altri (vedi la spesa procapite) le differenze sostanziali si avvertono tra regioni a statuto speciale e quelle a statuto ordinario. Lo scenario è quindi già oggi quello di un sistema sanitario eterogeneo nella performance economico-finanziaria, così come nelle scelte di allocazione delle risorse ed in continua e progressiva trasformazione, ma con un panorama che sembra escludere specifici percorsi di convergenza.
Da ciò le enormi preoccupazioni che emergono da tutti gli interventi per una modalità che, come dice Sartori, vede l’Italia adottare un approccio inedito con le incognite legate al fatto che “nessuno stato federale è mai stato creato all’indietro, ossia svuotando e spezzettando un preesistente stato centralizzato” e che ci portano a concludere che se il federalismo italiano venisse realizzato con la superficialità e l’approssimazione programmatoria, organizzativa e gestionale che caratterizza l’attuale fase parlamentare, non vi sarebbe alcun dubbio che esso sarebbe certamente un salto nel buio, per tutti, anche per quelle regioni che apparentemente partono in vantaggio, ma che verrebbero irrimediabilmente e negativamente condizionate da quelle che, già in ritardo, vedrebbero la propria zona d’ombra aumentare in modo sempre più evidente.
Walter Ricciardi

 

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