PRESENTAZIONE L'ARCO DI GIANO n° 70 - 2011

               
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Psicologia ed economia della felicità:
verso un cambiamento dell'agire politico


70 inverno 2011



Non so se sono la persona adatta per scrivere due righe di prefazione e di augurio ad un libro che si occupa di mettere insieme psicologia ed economia e combinarle insieme in vista dell’obiettivo sempre ricercato della felicità.

Un po’ di economia ne mastico, di psicologia pratica ne ho dovuto manovrare tanta ma non so davvero se sono riuscito a metterle insieme.
Mi trovo infatti spesso spiazzato da reazioni e comportamenti difficili da comprendere, anche se spesso giustificabili in quanto eventi economici imprevisti hanno messo in crisi le condizioni presenti e, ancora più, le aspettative di un’intera generazione.
Come se oggi non si fosse più in grado di pensare a un vero miglioramento della qualità della vita e alla possibilità dello “star bene” individuale e collettivo.
Un “ben-essere” che richiede certamente la crescita economica, ma anche una più equa distribuzione della ricchezza e un aumento delle opportunità e delle competenze soprattutto dei più giovani. Il che, tradotto in azione concreta, significa innanzitutto più scuola.Un ben-essere che richiede, in secondo luogo, più salute e quindi inevitabilmente anche un più diffuso rispetto dell’ambiente e del suo equilibrio. E che esige inoltre più relazioni tra le persone in una comunità che sappia essere accogliente con tutti. Servono dunque beni materiali e immateriali.

Non so se si possa affermare che una politica che promuove tutto questo porti un po’ più di felicità.
Per capirlo la politica ha bisogno del lavoro interdisciplinare di economisti, psicologi e degli altri scienziati sociali, in primo luogo per individuare gli obiettivi prioritari a cui orientare la propria azione e per tentare di misurare i risultati non limitandosi al solo dato della crescita economica. Servono strumenti che aiutino a individuare i problemi dei cittadini a cui ci si rivolge, le loro aspettative e anche le loro percezioni riguardo alle situazioni a volte diverse (come indicano alcune interessanti rilevazioni dell’Istat) da quelle descritte dai dati quantitativi, ma ugualmente importanti per progettare soluzioni adeguate.

Nel contesto non facile in cui la politica si trova a dover prendere decisioni (e non soltanto nel nostro Paese), i politici e i cittadini hanno perciò un infinito bisogno di “pensiero positivo” (non so se faccio un uso corretto della parola) cioè di un po’ di fiducia in se stessi e nel futuro. E anche un po’ di soddisfazione per i pur modesti risultati raggiunti.

di Romano Prodi

 

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